Una storia senza nome

Film 2018 | Commedia +13 110 min.

Regia di Roberto Andò. Un film con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Jerzy Skolimowski, Antonio Catania. Cast completo Titolo originale: Una storia senza nome. Genere Commedia - Italia, Francia, 2018, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 20 settembre 2018 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 3 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,89 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il misterioso furto - realmente avvenuto a Palermo nel 1969 - di un celebre quadro di Caravaggio, La Natività. In Italia al Box Office Una storia senza nome ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 766 mila euro e 35,2 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,89/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,08
PUBBLICO 2,59
CONSIGLIATO SÌ
Affettuoso omaggio al cinema e alla sua capacità di reinventare la realtà. Un gioco molto scritto, di gusto rétro.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
venerdì 7 settembre 2018
Recensione di Raffaella Giancristofaro
venerdì 7 settembre 2018

Valeria Tramonti (Ramazzotti) è la timida segretaria del produttore cinematografico Vitelli (Catania), vive ancora a pochi passi dalla madre (Morante) ed è innamorata dello sceneggiatore Pes (Gassmann), per il quale scrive, non accreditata, i soggetti di cui poi lui si prende il merito. A travolgere la sua riservata esistenza è l'incontro con Rak, un anziano sconosciuto (Carpentieri), personaggio misterioso e informatissimo, che le offre una storia irresistibile da trasformare in film, a patto che (anche stavolta) non sia lei a comparirne come autrice. Quella legata al furto della Natività, tela di Caravaggio sottratta dalla mafia nel 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai ritrovata. E che la mafia di oggi non ha nessun interesse a divulgare. Peccato che tra i finanziatori del film ci sia Spatafora (Bruno), affiliato a Cosa nostra.

Niente è come sembra, ogni personaggio è doppio, in Una storia senza nome: commedia buffa di dichiarato gusto rétro, venata di giallo e di tocchi felliniani, affettuoso omaggio alla storia del cinema e alle persone che i film li pensano, li amano, li finanziano e spesso incuranti del loro senso li portano a termine.

Andò torna sul tema a lui caro del mascheramento, delle identità molteplici, della verità nascosta sotto la finzione. Parte da un fatto di cronaca a lui vicino (palermitano, classe 1959) che ad un primo livello genera il film scritto da Valeria: un film nel film, diretto dal regista, attore (e pittore) Jerzy Skolimowski (già premio della Giuria con Essential Killing nel 2010 e di nuovo in Concorso alla Mostra nel 2015 con 11 minutes).

Su un altro piano il capolavoro di Caravaggio (sul quale circolano anche le storie dello smembramento in più parti per facilitarne l'espatrio, e quella di essere stato dato in pasto ai maiali) svela, nell'indagine in cui Rak coinvolge Valeria, le tangenze tra criminalità organizzata e politica, tra cene tra "amici" e i palazzi del potere. Il dipinto diventa così l'amara immagine simbolo di un Paese sotto attacco di chi (la mafia) disprezza il valore del proprio patrimonio artistico ma anche della lettura, vista la quantità di scritti, libri, lettori, citazioni che puntellano un film molto scritto, colto, critico, in cui la sceneggiatura, il meccanismo narrativo prevale con evidenza sugli altri elementi di messa in scena, dando vita a tratti a un paradossale effetto di meccanicità.

Molto del piacere di Andò (che firma la sceneggiatura con Angelo Pasquini, in collaborazione con Giacomo Bendotti) invece risiede nel disseminare nel film più segni possibili della passione debordante per il cinema stesso. Non solo con citazioni testuali (da film leggendari sul cinema come Viale del tramonto) o iconiche, come il poster di Il vergine, diretto da Skolimowski nel '67, che campeggia dietro Valeria nella situazione, anch'essa a suo modo "classica", del divano del produttore, dalla scritta al neon dei Lumière negli uffici di produzione alle ombre proiettate e ingigantite dalla luce di una lampada a una finestra. Un'opera dedicata al gusto di affidare al dispositivo cinema la possibilità, reinventando la realtà, di divertire e al contempo di investigare sulla verità. Fuori concorso a Venezia 2018.

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VIDEO RECENSIONE
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 1 ottobre 2018
Alex2044

Ho visto un bel film . Roberto Andò raramente ti delude . La sua regia è sempre tecnicamente impeccabile . Dal punto visivo le sue immagini sono sempre intriganti e gradevolissime e nei suoi film c'è sempre il guizzo ,l'idea che attirano l'attenzione dello spettatore . Nulla è lasciato al caso e gli attori sono diretti con mano ferma ma lasciando loro , al tempo [...] Vai alla recensione »

lunedì 24 settembre 2018
Maurizio.Meres

Un grazie al bravissimo regista Roberto Andó,il perché è molto semplice,in Italia abbiamo quasi tutti la grande dote di dimenticare,e per i più giovani l'assoluto disinteresse della conoscenza storica sia sociale che culturale,e se non ci fossero abili registi che ci fanno rivivere i momenti  più importanti della nostra recente storia andrebbe tutto nel dimenticat [...] Vai alla recensione »

giovedì 27 settembre 2018
Michele Camero

 Il film è da vedere. A me è piaciuto forse anche più del dovuto, probabilmente perché dopo la pausa estiva gli appassionati di cinema hanno tanta voglia di farsi riprendere da quell’inspiegabile fascino del buio in sala che avvolgendoti ti fa sentire finalmente in pace col mondo, da portarli ad essere più ben disposti ed indulgenti verso le prime novità [...] Vai alla recensione »

domenica 4 novembre 2018
jackmalone

Chi ama e conosce il cinema sa che il cinema è tecnica,  buona scrittura e immagini; gli attori non sono sempre importanti, devono essere solo funzionali al discorso cinematografico. La tecnica deve essere stereotipata ed è scritta secondo regole rigide, ripetibili e scritte a tavolino secondo il  un genere: sentimentale , comico,drammatico, thriller, azione.

domenica 23 settembre 2018
loland10

“Una storia senza nome” (2018) è il sesto  lungometraggio del regista-scrittore palermitano Roberto Andò. Un film leggero, ironico, da commedia vestito in giallo, mistofelico e per certi versi godibile. Già molto per una pellicola che tende molto a piacersi e a darsi arie vintage per instradare storie e volti, doppi e finti cloni nel cinema dentro il cinema prendendo [...] Vai alla recensione »

domenica 23 settembre 2018
vanessa zarastro

“Una storia senza nome” è un film sul cinema, un film nel film, una storia nella storia. Ma stavolta, inusualmente, in un giallo divertente. Valeria Tramonti (interpretata da Michela Ramazzotti) è una timida segretaria dalla doppia anima: a quarant’anni vive ancora con la madre e di giorno fa la segretaria in una casa di produzione cinematografica, ma la sera – [...] Vai alla recensione »

venerdì 7 settembre 2018
ROBERT EROICA

#Venezia75 - UNA STORIA SENZA NOME - Fuori Concorso - Uno sceneggiatore in crisi, una segretaria dall'indubbio talento, un misterioso personaggio che suggerisce oscure trame tra quadri rubati e affari della mafia, un produttore ambiguo... Sciascia + il giallo rosa = Una storia senza nome, una felice realizzazione di Roberto Ando', ambientato tra Roma e la Sicilia come un nipotino nostrano di Hitchcock. [...] Vai alla recensione »

lunedì 1 ottobre 2018
Flyanto

“Una Storia Senza Nome” del regista Roberto Andò è il titolo che viene dato al copione di un film in cui vengono narrati gli eventi che ruotano intorno al furto (realmente accaduto nel 1969) di un dipinto del Caravaggio in una Chiesa a Palermo da parte della Mafia locale e poi misteriosamente scomparso. Colui, anzi colei, che scrive tali copioni cinematografici di successo [...] Vai alla recensione »

domenica 23 settembre 2018
Flaw54

film un po' confuso con personaggi talora non ben definiti ( Carpentieri per esempio ), ma accattivante, misterioso quanto basta e con la presenza della Ramazzotti che emana un fascino particolare. Gassman bravo, ma ripete sempre se stesso, la Morante di contorno. Personalmente il film é piaciuto pur con alcuni momenti deludenti: il risveglio dal coma di Gassmann e la riunione dei ministri [...] Vai alla recensione »

sabato 22 settembre 2018
Marcello Gobbi

Sono entrato al cinema senza aspettative e sono uscito senz'anima. Era dai tempi di "Dark Shadows" che non mi capitava di rimanere incastrato così dolorosamente sul sedile della sala. La maggiore colpa del film è la scrittura: le intenzioni di stilizzazione e omaggio ai film noir sono evidenti ma non perdonano i buchi di logica e le reazioni strambe dei personaggi.

giovedì 20 settembre 2018
goldy

Finalmente il cinema offre un prodotto idoneo al mezzo: semplicemente una storia. Ben raccontata, ben recitata, ben costruita, ben diretta. Avvince quanto basta e da piacere seguirla, non è poco.

domenica 14 ottobre 2018
ralphscott

Questa storia mi ha spiazzato,lo ammetto. Probabilmente non sono abituato a vedere lavori così ambiziosi e strutturati nel panorama del cinema italiano. La scrittura è imponente,anche se l'esito è macchinoso ed il registro gioca su più piani,con effetto disorientante. Detto ciò il film è di qualità innegabile e nell'occasione si può apprezzare [...] Vai alla recensione »

martedì 16 ottobre 2018
Emanuele 1968

Si tira fuori dal solito, sala piena, più che commedia mi pareva un mix tra giallo e thriller, molto lineare, cast stellare.

sabato 22 settembre 2018
Marcello Gobbi

sabato 20 ottobre 2018
angelo umana

 Per carità di patria non andrebbero fatti confronti con il film recente The Wife, anche lì c'è una ghost-writer ma da Nobel o da Oscar, Glenn Close. Di questo film italianissimo nessuno forse parlerà più per la sua pochezza, nonostante il pot-pourri di temi messo in campo dal regista Roberto Andò, e la selva di bravi attori italiani impiegati nell’op [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
domenica 23 settembre 2018
Roy Menarini

Il cinema italiano rinegozia ogni volta la sua cittadinanza presso il suo pubblico. È curioso a dirsi, ma la verità è che gli spettatori di oggi faticano a trovarsi a casa loro con i nostri film. Forse è per questo che forme di dialogo più intenso con la televisione (attraverso i volti dei protagonisti noti al piccolo schermo o grazie a uno stile più lineare) hanno sortito negli ultimi anni effetti positivi sul botteghino. Ciò accade perché il cinema più immaginativo e più d'autore - che ha vissuto non solo anni di artisticità innegabile ma anche periodi di grandeur produttiva e di pubblico di massa - non sembra più in grado di "far sentire a casa" i nostri spettatori. Forse solo Paolo Sorrentino, Paolo Virzì e Giuseppe Tornatore hanno costruito nel tempo un rapporto fiduciario e profondo con un'audience nazionale, che ne ha abbracciato il mondo poetico.

Tutto questo per dire che Una storia senza nome (guarda la video recensione) di Roberto Andò si candida a ennesimo film "postumo" sul cinema italiano. Un piccolo film di Cristina Comencini, Latin Lover, poco studiato e poco apprezzato, aveva in modo non dissimile indagato il mondo del cinema italiano attraverso le lenti del grottesco. Andò ci aggiunge il prisma del giallo, che per la filmografia del regista (di estrazione letteraria) risulta uno schema di interpretazione del mondo, non importa quale storia si stia raccontando o quale genere narrativo sia in apparenza prevalente.

La ronde sospesa tra operetta e parodia di Una storia senza nome risulta abbastanza sconcertante. I toni cambiano vorticosamente, il montaggio seziona e organizza una materia caotica e un racconto poco comprensibile persino se preso con le molle dell'ironia, e forse davvero troppa fiducia si continua ad accordare alla pur solida tenuta attoriale di Micaela Ramazzotti, che deve caricare su di sé tutte le svolte della trama, un melodramma famigliare dai risvolti tragicomici, un lavoro trasformativo sulla femminilità del personaggio, e una diffusa fragilità che ne è costante marca interpretativa.
Tuttavia, a questi limiti che rischiano di confondere un pubblico disabituato ai moduli incerti, fa eco questa sorta di desiderio e di nostalgia verso un'utopia italiana che Latin Lover identificava nel passato del cinema nazionale. Lo sceneggiatore implausibile di Alessandro Gassmann, la spia onnipotente di Renato Carpentieri, il produttore magnanimo di Antonio Catania, gli intrighi giganteschi ed epici di Palazzo Chigi, sono altrettanti rimpianti (anche nella grandezza del crimine) di un'Italia che sembra invece confinata al piccolo e al provinciale. Un sogno postumo, appunto. Una fantasia d'amore. Ecco perché, tra tutti i difetti che possiamo imputare a Roberto Andò, non si può aggiungere quello del cinismo, visto che l'autore è attraversato da un sincero (per quanto ingenuo) affetto verso la storia del cinema e verso il periodo nel quale il cinema era in grado di confondersi con la realtà e darle forma. Il resto è puro gioco di specchi, o di scatole che si contengono e si separano, tutte però guidate da questa relazione d'incanto che perdura anche quando siamo alla fine del secondo decennio del nuovo secolo. Segno che l'immaginario del cinema, anche del cinema italiano, si rinnova e rielabora costantemente. Un giorno ritroverà anche la sua cittadinanza.

Frasi
Pensavo che come al solito sarebbe andata liscia. Tu ci mettevi la faccia e io la storia.
Una frase di Valeria Tramonti (Micaela Ramazzotti)
dal film Una storia senza nome - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 23 settembre 2018
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Una mamma che scrive discorsi per un ministro (Laura Morante e Renato Scarpa). Una figlia segretaria di produzione che in realtà scrive sceneggiature firmate dal suo amante, penna premiata e riverita nonché bugiardo e infedele cronico (Micaela Ramazzotti e Alessandro Gassmann). Un Caravaggio trafugato su cui da mezzo secolo fioriscono leggende. E un misterioso personaggio carismatico e informatissimo: [...] Vai alla recensione »

sabato 22 settembre 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Il paradosso è immaginare un film sugli sceneggiatori in un cinema dove gli sceneggiatori latitano. Magari negli Stati Uniti poteva anche funzionare, la storia di un misterioso individuo che - "psst, psst... ho una storia che la potrebbe interessare" - suggerisce una trama a Micaela Ramazzotti sceneggiatrice-ombra. Ella infatti lavora ufficialmente come segretaria e fornisce copioni che poi vengono [...] Vai alla recensione »

venerdì 21 settembre 2018
L. M.
Il Giornale

Da un fatto di cronaca, il furto della Natività di Caravaggio a Palermo, nel 1969, a una sceneggiatura scritta da una timida segretaria (Micaela Ramazzotti, qui più brava che bella) per il suo amante, scrittore in crisi (Alessandro Gassmann, qui più bello che bravo), fino a un film (realizzato dopo mille traversie) dentro un film, quello di Roberto Andò.

venerdì 21 settembre 2018
Alessandra De Luca
Avvenire

Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico (Antonio Catania), scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, ma in crisi creativa (Alessandro Gassmann), e un giorno viene avvicinata da un poliziotto in pensione (Renato Carpentieri) che le consegna la trama di un possibile film. La storia ruota intorno al furto di un celebre quadro di Caravaggio, la "Natività", rubato a Palermo [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Antonello Catacchio
Il Manifesto

Roberto Andò prima ancora che regista cinematografico è un raffinato intellettuale. Il suo curriculum prevede proficue frequentazioni che si sono trasformate in opportunità di realizzazioni concrete con Sciascia, Calvino, Pinter, Battiato, Fellini, Rosi e moltissimi altri. Al punto che il suo film d'esordio, Il manoscritto del principe, è un raffinato racconto su Tomasi di Lampedusa, due allievi e [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Franco Montini
Trova Roma

Commedia, thriller, mistery: una inconsueta ricetta applicata ad una vicenda reale attorniata da molte leggende. Per il suo nuovo film, "Una storia senza nome", Roberto Andò ha preso spunto dalla misteriosa sparizione di un dipinto di Caravaggio "La natività," rubato dall'oratorio di San Lorenzo a Palermo una notte del 1969 e mai più rintracciato. Nella finzione cinematografica si immagina che Alberto, [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Della "Natività" (1609) di Caravaggio, rubata a Palermo 50 anni fa, si dice addirittura che sia finita in pasto ai maiali, e l'immagine è buona metafora sul destino di un'opera inestimabile in un intrigo assurdo dominato dalla mafia. Per ricostruire, e nello stesso tempo porre la domanda: come si racconta una storia come questa? il palermitano Andò di "Viva la libertà" sceglie il film nel film e un'affettuo [...] Vai alla recensione »

lunedì 17 settembre 2018
Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Tra grottesco e noir, Andò si lancia sulla possibilità del cinema di incidere il reale Come le vie del cielo anche i Misteri Italiani sono infiniti. Compresi quelli palermitani che contemplano, nell'ottobre del 1969, il primo furto d'arte commissionato dalla Mafia e che portò alla sparizione dall'Oratorio di San Lorenzo del dipinto "Natività" firmato nel 1609 da Caravaggio.

sabato 8 settembre 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Sempre più scatenato e giocoso il regista che esordì con il sottile elogio della cattiveria dell'autore de Il Gattopardo, 17 anni fa. Roberto Andò passa da Il manoscritto del Principe (2001) alla Natività del Caravaggio rubata dalla mafia nel 1969, centro propulsore di una spy story in amore con commedia sofisticata, film di denuncia, dramma familiare e love story.

sabato 8 settembre 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

L'ultimo film italiano, fuori concorso, è Una storia senza nome di Roberto Andò, ispirato al famigerato furto della Natività di Caravaggio a Palermo nel 1969. Un caso insoluto, riemerso nelle dichiarazioni di vari pentiti (c'è chi sostiene che il quadro esista ancor oggi da qualche parte). Protagonista è una segretaria e ghost writer a cui un misterioso personaggio (Carpentieri) fornisce racconti stranament [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Fulvia Caprara
La Stampa

Nel complicato intrigo di cinema e misfatti che Roberto Andò descrive partendo dalla storia vera del furto del Caravaggio, nella Palermo del 1969, la segretaria di produzione Valeria (Micaela Ramazzotti) è come la crisalide che diventa farfalla. Nascosta dietro grandi occhiali, infagottata in abiti informi, consuma giornate scrivendo, in segreto, sceneggiature che poi avranno la firma dell' ex-amante [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Valerio Caprara
Il Mattino

Una full immersion nei misteri di Palermo che trasforma il colto e cinefilo Roberto Andò in seguace dei feuilleton di Eugène Sue. Le premesse c'erano tutte per conquistare il pubblico con un rompicapo giallo irrorato abbondantemente d'ironia, però, purtroppo, «Una storia senza nome» fa pensare all'incidente che capita talvolta alla salsa maionese: se la quantità d'olio è eccessiva, infatti, l'emulsione [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
martedì 18 settembre 2018
A cura della redazione

Valeria Tramonti è la timida segretaria di un produttore cinematografico ed è innamorata di uno sceneggiatore per cui scrive i soggetti. A travolgere la sua riservata esistenza è l'incontro con Rak, un anziano sconosciuto, che le offre una storia irresistibile [...]

POSTER
mercoledì 22 agosto 2018
 

Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna eccentrica e nevrotica, e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro.

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